La siepe campestre Stampa E-mail

La siepe campestre per l'equilibrio biologico

In passato le siepi rappresentavano un componente essenziale del paesaggio delle campagne italiane, costituendo un patrimonio florale di elevata complessità.

L'affermazione delle monocolture, mais in particolare, la diffusione di macchine agricole ingombranti che necessitano di superfici sempre più grandi, la cultura dell'eliminazione di ogni aspetto apparentemente improduttivo hanno progressivamente condotto in tempi recenti alla scomparsa di gran parte delle siepi.

Così facendo si è contravvenuto ad uno dei principi fondamentali della natura, dato che ad una maggiore diversità ambientale corrisponde un'elevata densità faunistica, con la sparizione di un gran numero di specie e il conseguente aumento di altre specie che si sono adattate e sono state favorite anche dalla mancanza di competitori naturali e predatori.

Questo ha comportato uno squilibrio dell'ambiente o ecosistema, dovuto all'eliminazione di alcuni anelli della catena alimentare naturale, dove le piante, grazie alla fotosintesi clorofilliana, trasformano le sostanze inorganiche in organiche, venendo poi consumate dagli erbivori (consumatori di primo livello), che a loro volta diventano prede dei carnivori e dei predatori (consumatori di secondo livello e di terzo livello). In tale situazione alcune specie possono proliferare a dismisura, diventando molto dannose per le coltivazioni (parassiti) e richiedendo trattamenti chimici sempre più intensi per il loro contenimento.

Le siepi, oltre a svolgere queste molteplici funzioni tipiche di una nicchia ecologica, rappresentano dei veri e propri corridoi naturali, ospitano oltre 1200 specie di invertebrati, offrono riparo agli animali che vi costruiscono i nidi o vi trascorrono il letargo.

Nella Fattoria Didattica una siepe campestre con uno sviluppo lineare di 1100 metri - progettata da un esperto forestale dell'IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente) - delimita l'appezzamento che ospita il Percorso didattico, secondo tre diversi schemi d'impianto corrispondenti a tre diverse altezze della fascia di vegetazione, con messa a dimora di molte specie.